20 maggio 2011


di Francesco Iacotucci (Terra Napoli)
RIFIUTI. In barba all’accordo tra l’Asia e il commissariato, l’azienda comunale è fuori dal bando per la realizzazione dell’impianto.
Alla discussione elettorale sull’inceneritore di Napoli Est si è aggiunta la polemica sul bando da parte della società Asia. Lo scontro tra De Magistris e Lettieri si estenderà anche a questo tema, i cui dettagli non sono molto conosciuti al grande pubblico. Asia contesta che non è stata coinvolta nel bando dell’inceneritore, da poco pubblicato, in particolare contesta l’esser venuti meno i patti con il commissariato. Il 13 febbraio scorso difatti il sottosegretario Bertolaso siglò un accordo di programma con il Comune di Napoli, in cui affidava ad Asia la progettazione, la costruzione e la gestione dell’impianto. Alla luce di questo accordo il Cda di Asia costituì la Neam Spa (Napoli energia ambiente), società oggi al 100% controllata dal Comune che in seguito doveva vendere sul mercato il 40% delle proprie azioni. All’epoca si stimò che i costi di realizzazione per un impianto da 400.000 tonnellate dovessero essere compresi tra i 230 e i 260 milioni.
Per quanto riguarda il costo dell’opera, nel nuovo bando pubblicato, si parla di una cifra di base di 346 milioni di euro, con un incremento di spesa non giustificato da nessuna variazione di costruzione, visto che la taglia dell’impianto è la stessa di quella prevista e considerando il fatto che per un impianto simile in costruzione a Torino si prevede un costo di 240 milioni di euro.
Altro fattore negativo legato all’estromissione di Asia e del comune di Napoli dall’”affare inceneritore” sarebbe legato ai ricavi. Non partecipando alla gestione Asia non avrà alcun contributo dalla vendita dell’energia elettrica e quei ricavi andrebbero invece ai privati per 20 anni. Questo non succede in altre città come Torino, Genova, Firenze e Milano, dove la parte dei ricavi dell’inceneritore viene reinvestito per migliorare il servizio di raccolta. Al comune di Napoli non solo non andranno i ricavi dell’energia prodotta ma è prevista anche una tariffa di conferimento maggiore di quella attualmente in vigore ad Acerra, difatti per l’inceneritore di Napoli Est è prevista una tariffa di 93 euro contro i circa 50 in vigore per Acerra.
La questione inceneritore sarà sicuramente nelle discussioni di queste due settimane, ma oltre al “sì o no” rispetto alla sua realizzazione, forse varrebbe la pena avere dei commenti più argomentati anche sulle scelte che la Regione ha fatto nella compilazione di questo bando, nel quale non sembra che il bene della città sia al centro dell’operazione, ma anzi che si stia procedendo a realizzare un impianto che costerà tantissimo alla città.
Ancora una volta, e forse con più forza quindi, ritorna il discorso di partenza, ovvero l’opportunità economica, organizzativa e politica di costruire un inceneritore a Napoli, invece di impegnarsi al massimo per la riduzione, la differenziata ed il recupero materia.

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