Successivamente a un’opera di “concertazione” con l’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), Telecom Italia ha ricevuto l’autorizzazione a procedere alla rimozione coatta degli apparecchi, assenso che è stato concesso tramite una specifica delibera (delibera in formato PDF).
L’intesa raggiunta tra le 2 parti, in questi giorni, ha fatto comparire sulle postazioni in procinto d’essere dismesse dei cartelli rossi che hanno la funzione d’indicare il giorno della rimozione dell’apparecchio.
Fortunatamente però agli “aficionados” sostenitori dei telefoni pubblici è concesso diritto di replica: Questi, entro 30 giorni dall’affissione del cartello di rimozione, attraverso l’invio di una e-mail all’indirizzo cabinatelefonica@agcom.it, specificando un recapito telfonico fisso, i propri dati anagrafici e le motivazioni per cui voler impedire la dismissione dell’apparecchio in questione, possono bloccare la rimozione della postazione. In seguito a questo iter, l’AGCOM girerà la richiesta a Telecom Italia che valuterà se mantenere in vita la postazione telefonica.
Da quest’opera di “sdradicamento” capillare restano immuni gli ospedali, le scuole e le caserme. Luoghi evidentemente in cui, le cabine telefoniche continuano a rivistere un’importanza fondamentale.
Nicola Oscar Ottati
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