Si era fermato a riposare su una panchina.
GENOVA - Un disoccupato italiano che si era fermato a riposare su una panchina e' stato ridotto in fin di vita a colpi di cinghia ieri sera nel centro di Genova da quattro minorenni sudamericani che sono stati arrestati dalla polizia. L'aggressione sarebbe dovuta a futili motivi. Forse per gioco o per uno sgarbo, una parola di troppo. Sarebbe questa la ragione per la quale i quattro minorenni sudamericani avrebbero aggredito il barbone, un uomo di circa 40 anni. Il fatto e' accaduto ieri sera nel centro della citta', ai giardini Cavaglia, a pochi metri dalla stazione ferroviaria di Brignole. La vittima e' stata ripetutamente colpita alla testa provocandole un gravissimo ematoma cerebrale. Soccorso, l'uomo e' stato portato all'ospedale Galliera, dove e' ricoverato nel reparto di rianimazione. La polizia ha individuato e fermato in breve tempo gli aggressori del clochard, sono quattro sudamericani di eta' compresa tra i sedici e i diciassette anni. L'accusa loro contestata e' tentativo di omicidio.
'VITTIMA,'ERO LI' PER EVITARE PEGGIO' - "Adesso appena vedrò una rissa cambierò strada. Ero lì per evitare il peggio e invece mi sono preso una mazzata in testa". A parlare così è Massimo Amato, l'ex barista di 40 anni, italiano, la vittima dell'aggressione di ieri sera da parte di un gruppo di giovani sudamericani, ricoverato in condizioni gravi all'ospedale Galliera di Genova. "Io non c'entravo nulla. Ero lì a prendermi una birra con due romeni quando questi ci sono venuti incontro con in mano le cinghie, erano una ventina, ragazzi e ragazze. Allora mi sono alzato e sono andato loro incontro per dirgli di andarsene, e invece sono stato colpito". Gli aggressori, è stato specificato, sono tutti minorenni di zone periferiche di Genova: Cornigliano, Rivarolo e Sampierdarena. Si tratta di tre ecuadoriani e un colombiano. Massimo Amato avrebbe dovuto cominciare a lavorare in porto la prossima settimana insieme con il padre. "Mi sarei occupato di caricare le cambuse delle navi, per la ditta dove lavora il mio papà. Ma credo che per un po' dovrò rimanere disoccupato ancora". Lucido, l'uomo riesce anche a sedere sul letto del reparto di Neurochirurgia dell' ospedale Galliera, dove è ricoverato. "Ho iniziato a fare il barista a 20 anni - racconta - Non volevo studiare.Mesi fa ho lasciato Genova per andare a lavorare in un bar in Toscana con un mio amico, ma non è andata bene e sono tornato qui". "Sono sempre stato una testa calda da giovane. E mi è capitato tante volte di finire in mezzo a una rissa. Ma adesso ho messo la testa a posto e proprio per questo volevo allontanare quei ragazzi, per evitare che la situazione degenerasse. Ma appena mi sono girato mi hanno colpito in testa e poi sono scappati. Se lo avessi avuto davanti, quello con la spranga, non ci sarebbe riuscito a colpirmi".
Nessun commento:
Posta un commento