di Daniela Silva
Erano trent’anni che nessuno veniva condannato per il reato di ‘’stampa clandestina’’, previsto dalla legge sulla stampa del 1948. E’ accaduto al giornalista e blogger Carlo Ruta, condannato in appello al pagamento di una multa di 150euro. La sentenza, pronunciata il 2 maggio scorso, lo ha condannato dopo che nel 2008 era stato denunciato dall’allora procuratore della Repubblica di Ragusa, Agostino Fera, che si riteneva danneggiato dai suoi scritti sul sito internet di documentazione storica e sociale “accadeinsicilia”,
La condanna di Ruta suscitò due anni fa interrogazioni parlamentari, un’ondata di proteste politiche e del mondo del web e numerose attestazioni di solidarietà. Come riportato da quotidiano.net, il commento dell’onorevole Giuseppe Giulietti fu legato al fatto che la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati “stampa clandestina”, ma ciò andrebbe contro ogni regola della democrazia. In realtà, la Corte ha stabilito che il blog di Ruta deve essere equiparato a un giornale cartaceo quotidiano; pertanto avrebbe dovuto essere registrato come testata giornalistica presso il Tribunale, e invece non lo era, come la maggior parte dei blog d’altronde. È chiaro che a discolpa del giornalista è stato evidenziato che il blog non è altro che uno strumento di documentazione, pertanto non può essere considerato un prodotto giornalistico. Quello di Ruta, fra l’altro, come è risultato da alcuni accertamenti, veniva aggiornato episodicamente e senza regolarità periodica.
Come molti già sanno un blog con aggiornamenti aperiodici non rientra, infatti, nella legislazione sulla stampa ed è semplicemente espressione di una grande conquista italiana che è l’articolo 21 della Costituzione. Questa sentenza, però, viola questo principio basilare della comunicazione su Internet. Come già evidenziato da molti, infatti, qualsiasi blogger potrebbe essere perseguito in maniera del tutto arbitraria. In una sola volta vengono violate due leggi importantissime per la libertà di espressione: la Costituzione Italiana e la legge sulla stampa.
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