In lotta i soldati lealisti del presidente Saleh contro i sostentori di un capo tribù
MILANO - Sono tra 37 (secondo fonti ospedaliere) e 41 (per Al Arabiya) le vittime nello Yemen negli scontri scoppiati nella notte nella capitale Sana'a fra forze governative del presidente Ali Abdullah Saleh e i sostenitori del capo tribù Hamid al-Ahmar. Gli abitanti del quartiere di al-Hesbah, teatro dei combattimenti, sono stati costretti a lasciare le loro case e hanno accusano i combattenti di entrambe le parti di usare le loro abitazioni come basi dalle quali sparare contro gli avversari.
PRECEDENTI - Il 30 maggio a Taiz c'era stato un altro massacro che aveva provocato una ventina di morti. Martedì un sit-in di dissidenti sempre a Taiz è stato disperso dalle forze della sicurezza: sette manifestanti sono stati uccisi con colpi d'arma da fuoco. Tredici, invece, i soldati morti a Zinjibar, da domenica sotto il controllo di presunti membri di Al Qaeda. Il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-Moon, ha chiesto un immediato cessate il fuoco.
ITALIA CHIUDE AMBASCIATA - Martedì sera la Farnesina ha deciso la chiusura «temporanea» dell'ambasciata a Sana'a e il rimpatrio di tutto il personale. «Sono arrivate minacce di attentati contro ambasciate europee situate nel'area della nostra ambasciata», ha spiegato il portavoce del ministero degli Esteri, Maurizio Massari.
Nessun commento:
Posta un commento