ROMA – Oggi è l’ultimo giorno di lavoro per i nove ragazzi disabili che lavorano presso l’ufficio stampa della Protezione Civile italiana. Il servizio di rassegna stampa, che svolgono dal 2004, è stato esternalizzato. La Protezione civile interrompe così un rapporto che negli anni si è sviluppato oltre la rassegna stampa, con il monitoraggio dei media e la partecipazione a tutte le emergenze, dallo tsunami in Sri-Lanka al terremoto dell’Aquila. Nel tempo, i ragazzi "Abili a proteggere" hanno iniziato a tracciare il percorso per la creazione di un vero ufficio, interno al Dipartimento, che si occupasse in maniera specifica di disabilità e protezione civile.Ne parliamo con Alessandro Radicchi, presidente della cooperativa Europe Consulting di cui i ragazzi sono soci.
“Dal primo giugno – spiega Radicchi – sarà l'agenzia Telpress a occuparsi della rassegna stampa. I nostri ragazzi sono stati estromessi dal servizio che hanno svolto dal 2004 e il loro progetto disabilità, cioè quello di un ufficio per i disabili gestito da disabili, è stato ridotto a un problema burocratico”. Ora, prosegue Radicchi, “noi non possiamo fare finta di niente, e chiediamo che ci sia una gara per assegnare il progetto dell’Unità disabilità ai ragazzi attraverso lo strumento della clausola sociale. I ragazzi hanno diritto alla ricollocazione”. “Ieri – prosegue il presidente - i ragazzi hanno avuto un incontro con il capo dipartimento Gabrielli, il quale ha promesso che ci farà sapere se l’avvocatura dello Stato dirà sì alla gara con la clausola sociale. Ci vorrà un mese di tempo, vedremo cosa succede. La cooperativa è pronta a farsi carico dei ragazzi, in ogni caso le cose non dovevano andare così”.
“Perché si arriva oggi a dire che non ci sono i soldi?”, si chiede Radicchi. “L’attuale capo dipartimento ci ha detto che lui non risponde del progetto di cui si è occupato Bertolaso, e ha aggiunto che è stato bloccato da Palazzo Chigi, perché non ci sono i presupposti per assegnarlo alla Europe Consulting”. Per il primo giugno è in programma la protesta dei ragazzi.
“Quando, sette anni fa, il gruppo ‘Abili a proteggere’ è entrato per la prima volta a Via Ulpiano a Roma, negli uffici della protezione Civile, non esistevano neanche i bagni accessibili per persone disabili. Oggi si era finalmente creato da quell'esperienza un nuovo servizio per il nostro paese che avrebbe colmato una mancanza sostanziale di quell'ufficio, ma avrebbe anche abbattuto barriere ben più profondamente radicate nella ‘non cultura’ di cui l'Italia non ha più bisogno”.
Tutto questo però, “il 1 giugno 2011 si interromperà per non ben chiare motivazioni burocratiche o di bilancio. Dopo avere donato se stessi nelle situazioni più disperate - terremoti, catastrofi, inondazioni, superando con tenacia e dedizioni ogni loro dis-abilità che in quell'occasione si trasformava invece in una risorsa, in una abilità da mettere a disposizione del prossimo, la loro storia si interrompe. I nove ragazzi e ragazze disabili dovranno andare via dal Dipartimento Protezione Civile, lasciandosi alle spalle solo i resti delle le barriere fisiche che sono riusciti ad abbattere ma fermati da barriere burocratiche ed evidentemente culturali che neanche la loro abilità e la loro professionalità riescono a superare. E' come se mentre stiamo leggendo un libro appassionante, quando ormai siamo alla fine in procinto di leggere l'epilogo, voltiamo pagina e... Nulla. Un foglio bianco. Possiamo permettere che questo accada?”, conclude Radicchi.
La questione è stata sottoposta dalla cooperativa anche al sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri Gianni Letta con una lettera: "Nonostante i molti sforzi in questo senso, pare che insormontabili difficoltà amministrative si oppongano alla fattibilità di questo progetto e alla prosecuzione del rapporto con la cooperativa sociale della quale i disabili in attività presso il Dipartimento sono soci, facendo sfumare l’opportunità di un’azione concreta di grande valore civile e politico verso il mondo delle persone disabili e ponendo dieci persone, che per anni hanno vestito con orgoglio la maglia della protezione civile, nella condizione di non sentirsi più 'abili a proteggere'. Nel portare alla sua attenzione la questione, ci auguriamo che sia ancora possibile riconoscere la validità di questa iniziativa congiunta tra Stato, cooperazione sociale e mondo della disabilità, che ha dato lustro al Dipartimento della Protezione Civile e ai lavoratori disabili la consapevolezza di essere a pieno titolo cittadini di questo Paese".
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