Per la prima volta nella storia dell'Egitto un suo ex leader dovrà comparire davanti alla giustizia. Toccherà all'ex rais Hosni Mubarak e ai suoi due figli Gamal e Alaa, convocati davanti alla corte d'assise del Cairo il 3 agosto. Pesanti i capi di imputazione nei confronti dell'ottantaduenne ex presidente egiziano, accusato della violenta repressione contro i manifestanti che ha provocato oltre ottocento morti e migliaia di feriti. Per questo capo di imputazione Mubarak rischia la pena capitale.
L'ex rais con i suoi due figli verrà anche giudicato per arricchimento illecito e per abuso di potere. Con loro è stato rinviato a giudizio il businessman Husseim Salem, molto vicino alla famiglia Mubarak e accusato di essere arricchito e di avere goduto di grandi privilegi proprio per la sua vicinanza al cuore del potere egiziano. Ma l'imprenditore non si presenterà davanti ai giudici perchè è fuggito dall'Egitto subito dopo la rivoluzione che ha rovesciato Mubarak l'11 febbraio. Poco dopo l'annuncio della data della prima udienza è arrivata la reazione degli Usa. Il segretario di Stato Hillary Clinton ha auspicato che il processo contro Mubarak e ai suoi due figli sia «giusto». «Continuiamo a sottolineare che procedure appropriate devono essere seguite per tutti i processi e in particolare per questo che sarà certamente pieno di tensione», ha affermato la Clinton.
La decisione di fissare la data per il processo probabilmente servirà a disinnescare la protesta di piazza che ancora invoca un procedimento rapido contro l'ex presidente e la sua famiglia. Rimane, però, l'incognita sul trasferimento di Mubarak dall'ospedale internazionale di Sharm el Sheikh, dove è ricoverato da metà aprile, dopo un malore durante il suo primo interrogatorio. L'equipe medica, che lo ha visitato dopo il suo rinvio a giudizio la scorsa settimana, ritiene che le condizioni di salute dell'ex presidente rendano impossibile un suo trasferimento alla prigione di Tora al Cairo, dove da oltre un mese sono rinchiusi Gamal e Alaa.
In un incontro ieri con i giovani della rivoluzione il ministro dell'Interno Mansour el Easswi ha, però, assicurato che i preparativi sono in corso per allestire l'ospedale della prigione, nel caso arrivasse un via libera al trasferimento da parte del procuratore generale. Sabato scorso, intanto, è arrivata la prima sentenza nei confronti di Mubarak. La corte amministrativa del consiglio di Stato egiziano ha condannato l'ex rais per il black out imposto a Internet e agli sms dei cellulari nei primi giorni della rivoluzione. Per il danno provocato all'economia per quella decisione tesa a disattivare la capacità di mobilitazione dei manifestanti attraverso i social network, Mubarak è stato condannato a pagare una multa di duecento milioni di lire egiziane, pari a circa venti milioni di euro. E questo, hanno precisato i giudici, dal suo patrimonio personale.
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