17 maggio 2011

Così il sub commissario stoccava le finte ecoballe

Anna Fava

PROCESSO IMPREGILO. L’ex funzionario Mogavero rivela come il materiale non a norma veniva riclassificato e avviato alla termovalorizzazione. Cambiando i codici e sprecando fondi pubblici.

Bruno Mogavero, ex funzionario del ministero delle Infrastrutture di Salerno, è un uomo straordinariamente generoso. Quando nel 2005 l’ex commissario di governo per l’emergenza rifiuti in Campania, Corrado Catenacci, gli propone di accettare la nomina di sub commissario risponde prontamente alla chiamata alle armi: serviva un uomo che avesse competenze in materia di gestione di appalti pubblici, e Mogavero sentiva di essere l’uomo giusto. Il 3 marzo 2005 arriva la nomina, con la prospettiva di gestire i lavori di adeguamento degli impianti di trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati, conosciuti come “impianti Cdr”. Costruiti tra il 2001 e il 2003 dal gruppo Fibe-Impregilo, avrebbero dovuto produrre due materiali: la Fos, frazione organica stabilizzata da smaltire in discarica senza inquinare, e il Cdr, combustibile derivato dai rifiuti da bruciare negli inceneritori con recupero energetico, lautamente pagato attraverso i contributi pubblici Cip6.

Nel 2004 arriva la scoperta della magistratura: gli impianti non producono nessuno dei due materiali ma solo rifiuti rimescolati. Un particolare sottovalutato dal sub commissario Mogavero, imputato all’interno del processo Romiti-Impregilo in compagnia di altre 28 persone fisiche e giuridiche. L’ex sub commissario, oggi in pensione, è comparso davanti ai magistrati l’11 maggio scorso, chiamato a rendere conto di un’ordinanza, firmata il 7 marzo 2005. Nel provvedimento autorizzava lo stoccaggio delle “ecoballe” nelle piazzole limitrofe agli impianti. Con un piccolo problema: le ecoballe che non erano più il Cdr, classificato con il codice 19.12.10, previsto dal contratto tra Fibe e il Commissariato ma un materiale fuori norma, riclassificato con un codice diverso. Impossibile da bruciare senza violare il contratto. Il 7 marzo 2005, racconta Mogavero, ad appena 3 giorni dal suo insediamento, sul far della sera riceve la visita di due funzionari della struttura commissariale, entrambi imputati nel processo: Claudio De Biasio e Giuseppe Sorace.

I due ricoprivano il ruolo di Rup (Responsabile unico di procedimento) presso la struttura. In particolare Giuseppe Sorace (dichiarato con una perizia psichiatrica inabile a sostenere il processo) era responsabile del termovalorizzatore di Acerra. «I due Rup», racconta Mogavero «mi dissero che a causa del cambio di codice delle balle era urgentissimo adottare un provvedimento straordinario per autorizzarne lo stoccaggio. Altrimenti gli impianti si sarebbero intasati, impedendo l’ingresso di nuovi rifiuti e provocando un’emergenza per le strade». La soluzione, quindi, era consentire anche per le balle fuori norma il deposito precedentemente autorizzato per il Cdr. Dopo alcune perplessità, l’ordinanza è pronta: la munnezza va tolta dalle strade, costi quel che costi. Soprattutto se a pagare è il pubblico e non la Fibe. «Come mai – ha chiesto il pm Giuseppe Noviello – pur sapendo che quello non era Cdr a norma ne ha autorizzato il deposito finalizzato alla termovalorizzazione con recupero energetico, e non allo smaltimento?» «Bisognava togliere i rifiuti dalle strade – ha risposto Mogavero – le discariche scarseggiavano e lo smaltimento fuori regione sarebbe venuto a costare una cifra esorbitante». Una strana preoccupazione, hanno sottolineato i pm, dato che i costi dello smaltimento dovevano essere a carico di Fibe e non del pubblico. «Non avevo il sentore di aver prodotto un atto illegittimo» ha risposto Mogavero. E poi, se si possono far risparmiare un po’ di soldi che c’è di male? Tanto, a pagare, sono sempre i cittadini.

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