19 maggio 2011

Bin Laden risorge su internet


Washington, 19-05-2011
Nella registrazione, di 12 minuti e 37 secondi, il fondatore della Base elogia le rivolte in Tunisia e in Egitto, esortando i musulmani ad "approfittare di un'opportunita' storica" per abbattere i "tiranni".
Il file, trasmesso su siti jihadisti e rilevato da Site Intelligence, l'ente americano di monitoraggio via web, sembra in tutto e per tutto un contro-canto all'annunciato messaggio al mondo arabo del capo della Casa Bianca, dedicato per l'appunto alla cosiddetta 'primavera araba'.
E secondo Site potrebbe essere stato registrato una settimana prima del blitz dei Navy Seals che ha condotto alla sua morte. Si tratta del secondo audio di Osama pubblicato postumo; il primo - in cui il superterrorista minacciava l'America che non sarebbe stata al sicuro finche' "non vi sara' sicurezza in Palestina" - era stato diffuso l'8 maggio. Questa volta, invece, il fondatore di Al Qaeda evoca le rivolte arabe, raccomandando di creare un "Consiglio" che fornisca agli aspiranti rivoltosi "consigli rivoluzionari". "Il sole della Rivoluzione e' sorto dal Maghreb, la luce della Rivoluzione e' promanata dalla Tunisia", sostiene Bin Laden, "ha donato tranquillita' alla Nazione e reso felici i volti delle persone". "La Tunisia e' stata la prima, ma poi i cavalieri d'Egitto hanno condotto in piazza Tahrir una scintilla scoccata dal libero popolo tunisino" che "ha fatto tremare i governanti", aggiunge lo Sceicco del Terrore, che invece non spende nemmeno una parola per le proteste nella Penisola arabica, suo luogo di origine, e per la rivoluzione libica. Un dettaglio, questo, che ha stupito molti esperti, essendo Muammar Gheddafi uno dei leader piu' detestati dal superterrorista, che forse trascura la Libia a causa dell'intervento della Nato in sostegno degli insorti. Abbastanza comprensibile, in ogni caso, la volonta' di Bin Laden di cavalcare la 'primavera araba', che ha lasciato spiazzata persino Al Qaeda, a detta di molti analisti. Secondo alcuni funzionari dell'Amministrazione americana, il messaggio di Osama sarebbe molto simile, se non identico, a uno di quelli trovati proprio nella villa-fortezza di Abbottabad. E potrebbe confermare il progressivo rafforzamento dell'ala nordafricana della rete terroristica, il cui nuovo capo ad interim sarebbe proprio l'egiziano Saif al-Adel.


Fonte :: rainews24.rai.it

farsi licenziare con Facebook .. ecco come ..

Più volte vi abbiamo riferito notizie in cui si sottolineava come i social network siano sempre più integrati con la vita professionale degli utenti. A fronte di un'assiduità crescente dell'uso di Facebook da parte dei dipendenti, sono sempre di più le aziende che tengono d'occhio quello che accade online sia per decidere delle assunzioni (I direttori del personale ci spiano, su Internet!), sia per i licenziamenti (Facebook in ufficio? Rischi la denuncia per peculato).
A questo punto saranno in molti ad aver pensato che basta non usare Facebook dal computer d'ufficio per mettersi al riparo da problemi. Beh, è un grave errore. Ecco i casi più clamorosi di licenziamento legati direttamente a Facebook: da non imitare.

Camerieri e affini: mai sfogarsi su Facebook quando si torna a casa



Chi serve clienti per lavoro spesso fatica a stare dietro a tutte le richieste, magari anche poco educate. Anche se il cliente ha sempre ragione, a chi non scapperebbe qualche accidente contro quelli particolarmente molesti? Beh, meglio tenere la rabbia per sé. Non ci credete? Sappiate che Ashley Johnson era una cameriera di 22 anni che lavorava al Brixx Pizza nella sesta strada a Charlotte. Una coppia è restata seduta al tavolo per più di tre ore, costringendola a lavorare per un'ora oltre al suo orario di lavoro, e lasciando alla fine solo cinque dollari di mancia. L'arrabbiatura è stata tale da spingerla, quando è andata a casa, a collegarsi a Facebook e scrivere "Grazie per aver mangiato da Brixx, brutti tirchi del cavolo". (in linguaggio più colorito). I proprietari del ristorante hanno letto il messaggio e l'hanno licenziata per aver violato la politica aziendale parlando in modo denigratorio dei clienti.
Stessa sorte è capitata a 13 hostess della Virgin Atlantic Airlines, che sono state licenziate per averinsultato i passeggeri e avere criticato gli standard di sicurezza della società tramite Facebook. L'azione disciplinare è stata avviata dopo che gli assistenti di volo avevano tenuto un dibattito in Facebook nel quale si etichettavano i passeggeri della Virgin Atlantic come ignoranti maleducati. Inoltre hanno raccontato che la flotta della compagnia aerea era infestata dagli scarafaggi e che i motori a reazione erano stati sostituiti quattro volte in un solo anno. I contenuti sono stati immediatamente rimossi da Facebook e i dipendenti hanno dovuto lasciare il lavoro. Il direttore delle comunicazioni di Virgin Atlantic ha spiegato che "Non vi è alcuna giustificazione per il personale di qualsiasi compagnia aerea che usa Facebook come cassa di risonanza per criticare i passeggeri, che alla fine pagano i loro salari".

Professori e maestri senza vocazione

I funzionari della North Carolina Charlotte-Mecklenburg School hanno licenziato un insegnante perché aveva pubblicato su Facebook dichiarazioni dispregiative sui suoi studenti. L'insegnante ha inserito nel suo profilo di Facebook, alla voce professione, la dicitura "insegnate nel ghetto di Charlotte". Il direttore scolastico ha riferito che questa osservazione poco azzeccata ha portato anche altri insegnanti a postare commenti negativi sugli studenti. I colleghi sono stati licenziati o sospesi a seconda della gravità delle loro affermazioni.
Il fatto più grave è però accaduto a Brooklyn, dove Christine Rubio, un insegnante di scuola elementare, ha perso il lavoro dopo avere pubblicato dei commenti agghiaccianti sui suoi studenti. Subito dopo una tragedia in cui un alunno è sciaguratamente annegato, la Rubio (con 15 anni di esperienza) ha pubblicato un post in cui scriveva che: "Dopo oggi, sto pensando che la spiaggia sia una gita indicata per la mia classe. Odio il loro coraggio". 
La foto che è costata il licenziamento ad Ashley Payne
Odiare gli alunni è poco decoroso, ma non lo è nemmeno amarli troppo: chissà se l'ha imparato Chadwin Reynolds, professore della Bronx High School, che ha chiesto l'amicizia a circa una dozzina di studentesse alle quali ha scritto messaggi del tipo: "Questa è sexy", sotto alcune delle loro foto su Facebook. E' stato licenziato all'inizio di quest'anno.
Infine un consiglio: date sempre il buon esempio ai vostri alunni, anche quando siete in vacanza, prima che vi accada qualcosa di analogo a quello che è capitato a Ashley Payne, un'insegnante che è stata costretta a dimettersi dopo che i dirigenti scolastici hanno visto una sua foto su Facebook in cui teneva in mano un bicchiere di vino e un boccale di birra. La foto era stata scattata mentre la maestra era in vacanza in Europa, ma il fatto che fosse fuori servizio non è valso come attenuante. Il capo della Apalachee High School, a Winder, in Georgia, le ha offerto un ultimatum: essere sospesa dall'incarico o dimettersi. Ora Ashley sta combattendo una dura battaglia legale per riavere il suo lavoro, ma non capisce ancora cosa sia successo. La ragazza assicura, infatti, che tutte le sue impostazioni di privacy erano su "alto", e che quindi solo i suoi amici più stretti avrebbero potuto vedere quell'immagine.

Cheerleader e Mr Potato

La cheerleader dei New England Patriots Caitlin Davis è stata licenziata per una serie di foto che sono apparse su Facebook, in cui insieme a un amicodisegnava sul  il corpo di un'amica svenuta su un divano. La Davis e l'amico hanno scritto sull'ignara conoscente parole quali "sono un Ebreo", corredate da svastiche. Questa bravata è evidentemente stata poco gradita ai proprietari dei Patriots Bob e Myra Kraft, che peraltro sono membri della Anti-Defamation League.
Mr Potato
Stessa sorte per Andrew Kurtz, un ragazzo di 24 anni di New Brighton, che alla fine del quinto inning di ogni gioco dei Pittsburgh Pirates correva in campo con altri 17 compagni nascosti in un costume da Mr Potato per intrattenere la folla. Peccato che abbia pensato bene di scrivere su Facebook commenti sprezzanti sulla sua squadra. Nel messaggio che ha incautamente pubblicato si è rivolto direttamente al presidente della squadra di Frank Coonelly, al direttore generale Neal Huntington e al manager John Russell, dicendo che "Coonelly prorogato i contratti di Huntington e Russell e per tutta la stagione 2011, il che significa che ci aspettano 19 sconfitte sicure una in fila all'altra". Non sappiamo cosa faccia oggi Kutz, ma di certo non è più Mr Potato.

Se siete malati, non accendete il computer!

Una donna che lavorava presso la National Suisse in Svizzera è rimasta a casa dal lavoro per una forte emicrania, dicendo che aveva bisogno di restare in silenzio in una stanza buia. Peccato che, una volta a casa, si sia collegata a Facebook e abbia iniziato ad aggiornare la sua pagina. I suoi capi si sono accorti della sua attività e l'hanno licenziata in tronco.

Nathalie Blanchard, invece, aveva preso un lungo periodo di astensione dal lavoro per depressione nel lontano 2008. Nella sua pagina di Facebook ha però pubblicato delle foto in cui era ritratta in spiaggia, sorridente e con un aperitivo in mano. Vista la foto, la società di assicurazioni le ha tolto il sussidio: la depressione non c'è.

Non fingetevi oggetti o cadaveri

Tania Dickinson, un ex dipendente di 34 anni del Ministero per lo sviluppo sociale a Auckland, ha descritto sé stessa come un "fermacarte molto costoso, altamente competente nell'arte dello spreco di tempo". La citazione preferita della signora Dickinson sulla sua pagina di Facebook era "capo, posso andare a casa malata?". E' stata licenziata.
The Lying Down on the Game Job
Alcuni infermieri del Great Western Hospital di Swindon, nel Wiltshire in Inghilterra, hanno partecipato a un gioco di Facebook che si chiama "The Lying Down on the Game Job" e che consiste nel fotografare persone giacciono a faccia in giù sul posto di lavoro. Il personale si è fatto immortalare disteso sul pavimento dell'ospedale, sui tavoli di rianimazione, e presso l'eliporto. Quando i responsabili dei reparti hanno visto le immagini pubblicate su Facebook li hanno mandati a casa con una lettera di licenziamento in mano. 

Tre fuoriserie

Nessuno dei tre casi che stiamo per descrivervi ha portato alla perdita del posto di lavoro, ma queste vicende sono arrivate alla ribalta delle cronache e sono costate sicuramente qualche lavata di capo.
Una donna britannica che era stata selezionata per far parte della giuria popolare in un processo ha pubblicato su Facebook i dettagli sul procedimento in corso e ha aggiunto "non so a chi dare ragione, ditemi cosa ne pensate". Una segnalazione anonima ha consentito di scoprire il messaggio e di individuare la donna, che è stata immediatamente espulsa dalla giuria.

 

Una guardia reale di Sua Maestà la regina d'Inghilterra è stata licenziata dopo che ha espresso il suodisappunto su Kate Middleton. Cameron Reilly, 18 anni, ha commesso l'errore di non dire la sua in un pub britannico, ma su Facebook, dove ha scritto una irripetibile sequela di insulti contro la futura regina, definendola, fra le altre cose, una maitress di lusso (per usare un'accezione elegante del termine). Il suo post è stato fatto sparire dal web e Reilly è stato rimosso dall'incarico nella parata della sfilata per le nozze reali. Un portavoce dell'esercito ha spiegato che : "In considerazione della natura delle accuse, non sarebbe stato appropriato farlo apparire nella parata per le nozze reali."

 

Dulcis in fundo, Suor Maria Jesus Galan ha dovuto lasciare il convento di Santo Domingo el Real a Toledo, in Spagna, perché passava troppo tempo su Facebook. Alle consorelle confessò che la sua attività Facebook le aveva "reso la vita impossibile".

Greenpeace davanti al Parlamento


Greenpeace davanti al Parlamento: "Furto di referendum. Sul nucleare si deve votare"


Mentre si dà il via alla Camera alla discussione sul decreto Omnibus, con il quale il Governo vuole impedire il regolare svolgimento del Referendum sul nucleare il 12 e 13 giugno, una decina di attivisti di Greenpeace in azione di fronte all'ingresso del Parlamento aprono delle bandiere con il messaggio "Furto di Referendum. Sul nucleare si deve votare". La protesta è stata immediatamente interrotta dalle Forze dell'Ordine che hanno sequestrato gli striscioni, allontanato gli attivisti e trattenuto quattro di loro in Commissariato.

"Il Governo sta derubando gli Italiani del diritto di decidere del proprio futuro. - denuncia Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace - È inammissibile che a meno di un mese dalla data prevista per il voto si voglia impedire l'espressione della volontà popolare che è chiara: in Sardegna, quasi il 98% dei votanti si è espresso contro il nucleare. Chiediamo a tutti i deputati di prendere posizione oggi contro questo furto di democrazia".

Un secondo messaggio è stato aperto in Piazza di Monte Citorio con lo slogan "I pazzi siete voi. Il nucleare non è il nostro futuro" in supporto alla protesta iniziata una settimana fa dai ragazzi di Ipazzisietevoi.org. I ragazzi, che hanno deciso di rinchiudersi in un rifugio anti-radiazioni e limitare la propria libertà fino al giorno del Referendum, vogliono - insieme a Greenpeace - scuotere le coscienze degli italiani sull'importanza del voto: i messaggi in piazza sono infatti stati preparati dai ragazzi nel rifugio.

Oltre al furto di democrazia, i ragazzi asserragliati nel rifugioIpazzisietevoi.org denunciano il virtuale black out mediatico sul tema referendario, nonostante la ferma presa di posizione del Presidente della Repubblica che invitava la Rai a rispettare le norme in materia di informazione al pubblico. "Ai Deputati della Repubblica Italiana chiediamo di non allinearsi alla prepotenza di un Governo irresponsabile e di contribuire con un atto coraggioso a diradare la cortina fumogena che impedisce lo svolgersi di una campagna referendaria democratica e corretta. Sul nucleare gli italiani vogliono vederci chiaro. Vogliono votare contro la follia del nucleare" - conclude Barbera.

Arrivano sulle coste italiane i super radar anti-scafisti


Acquistati da Israele.
Gli ambientalisti:
pericolosi per la salute

LUCA FORNOVO
Occupazioni selvagge, presidi con bandiere, assalti per fermare le ruspe e in qualche caso blitz incendiari. Nel Centro e Sud Italia divampa la protesta di cittadini, sindaci e ambientalisti per bloccare i «radar della discordia». Una potente rete di sensori radar anti-scafisti, in alcuni casi su tralicci alti 12 metri, si prepara a invadere alcuni angoli incontaminati delle più belle coste italiane. Nel mirino sono finite Stintino (Sardegna), Santa Maria di Leuca (Puglia) e Siracusa (Sicilia). E queste sono solo alcune delle località turistiche, dove l’azienda romana Almaviva ha in programma di installare nel Mediterraneo sensori di profondità, ideati dall’israeliana Elta System, controllata dalla compagnia statale Aerospace Industries.

L’appalto milionario arriva dalla Guardia di Finanza, che con i radar anti-scafisti (nome in codice El/M-2226) ha obiettivi ambiziosi: prevenire l’immigrazione clandestina, il traffico di droga, gli attacchi terroristici, il contrabbando e la pesca illegale. Questi potenti radar a micro-onde riescono, infatti a intercettare un motoscafo alla velocità di 10 miglia. E a tenere sotto controllo 100 obiettivi contemporaneamente.

«Abbiamo paura che questi radar, che certo sono utili, possano rovinare le nostre meravigliose spiagge» denuncia Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente in Sardegna che su questi temi ha avviato un confronto a livello nazionale. Chi invece cerca di calmare le acque è Antonio Amati. Secondo il direttore generale dio Almaviva (800 milioni di euro di ricavi e 22 mila dipendenti), «i radar verranno installati su colline, lontane 300 metri dalle coste seguendo le procedure senza imboccare scorciatoie militari. E le emissioni elettromagnetiche saranno inferiori a quelle delle antenne dei telefonini».

Eppure la paura di nuovi eco-mostri e dei rischi per la salute terrorizza la gente. Così tra Sicilia, Sardegna e Puglia è tutto un fiorire di «comitati noradar». I più furiosi sono i sardi che hanno scoperto che i siti dove installare i sensori anti-scafisti sono parecchi: Capo Pecora a Fluminmaggiore, Capo Sperone a Sant’Antioco, Punta Foghe a Tresnuraghes, Capo Falcone a Stintino, Punta Scomunica all’Asinara. All’Argentiera (Sassari), martedì qualcuno, in segno di protesta, ha appiccato un incendio che ha distrutto la villetta della famiglia Brandimarte che ha concesso il terreno per il radar.

Il sindaco di Sassari, Gianfranco Ganau, ha detto no, ha minacciato vie legali e ha spedito una lettera ai ministri dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo e al ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli e al presidente della Regione, Ugo Cappellacci. A dire di no è stato anche il sindaco di Sant’Antioco, Mario Corongiu. E una discussione è in corso anche nel consiglio provinciale di Carbonia Iglesias. Ma i comitati no radar impazzano con sit-in di protesta a Gagliano del Capo in Puglia e a Capo Murro di Porco, all’interno dell’area protetta del Plemmirio di Siracusa. E con l’estate alle porte, la stagione dei no-radar è appena iniziata.

Il Giappone è in recessione per effetto della tripla catastrofe

Giappone fa rima con recessione: è l'effetto non collaterale ma diretto della tripla catastrofe (terremoto, tsunami e crisi nucleare) del marzo scorso. Il prodotto interno lordo nel primo trimestre 2011 del Sol levante si è contratto oltre le previsioni degli analisti: meno 0,9% sul trimestre precedente, meno 3,7% a un tasso annualizzato e meno 5,2% in termini nominali.

Il crollo della produzione (-15,5% quella industriale a marzo) e dei consumi scattata negli ultimi 20 giorni del trimestre (ossia dopo il terremoto dell'11 marzo) ha annullato la netta ripresa di gennaio e febbraio, seguita a un ultimo trimestre 2010 che già aveva visto il segno negativo (oggi rivisto a un meno 0,8% sul terzo trimestre 2010 e un meno 3% su base annualizzata). Morale: il Sol Levante sperimenta un "double dip" nella recessione e rischia la regola del "4": quattro trimestri negativi (dopo la crisi innescata dal crack Lehman Brothers), quattro di recupero e ora, forse, altri quattro a passo del gambero. Il trimestre in corso, infatti, sarà sicuramente negativo per il protrarsi dell'effetto-terremoto sia sul versante manifatturiero (la "supply chain" non si è ancora ripristinata del tutto, specialmente nei settori dell'auto e dell'elettronica) sia su quello dei consumi (gli individui tendono a spendere meno, rinunciando soprattutto ai beni più voluttuari e costosi): il dubbio è se l'atteso recupero - che sarà stimolato dalle manovre pubbliche per la ricostruzione - dispiegherà i suoi effetti già in estate oppure a partire dall'ultimo periodo dell'anno.

È la terza recessione nel giro di un decennio. Dopo quella del 2001, il paese sembra essere andato incontro ad alcuni estremi: il periodo di espansione più lungo del dopoguerra, seguito dalla peggiore recessione post-bellica, poi da una ripresa e, oggi, dal "momento più grave dal dopoguerra" provocato dalla crisi nucleare, come affiorato anche nelle parole del premier Naoto Kan.

Il ministro delle politiche economiche, Kaoru Yosano, ha invitato all'ottimismo: si tratterebbe di una fase temporanea di flessione per una economia in grado di riprendersi presto. Del resto, la Borsa (-0,43% il Nikkei) e il mercato obbligazionario non hanno reagito in modo significativo a dati pur peggiori delle attese. E la perdurante forza dello yen - se pure rappresenta un certo peso per alcuni settori dell'economia - favorisce la proiezione all'estero della Corporate Japan: proprio oggi, ad esempio, il gruppo farmaceutico Takeda ha annunciato l'accordo da 9,6 miliardi di euro per rilevare l'europea Nycomed, mentre il colosso tecnologico Toshiba comprerà la svizzera Landis+Gyr per 2,3 miliardi di dollari.

Fonte :: ilsole24ore.com

18 maggio 2011

Brutta figura per l'Italia esclusa da Fondo Mondiale lotta all'Aids perchè non paga


Il nostro è l’unico paese a non aver versato negli ultimi due anni la quota che si era impegnata a versare all'organizzazione che investe in progetti contro Hiv, malaria e tubercolosi. Ennesima brutta figura all'estero. Interrogazione dei Radicali.

Sulla vicenda dell’esclusione dell’Italia dal Consiglio di Amministrazione del Fondo globale per la lotta contro l’Aids, malaria e tubercolosi, per non avere pagato per due anni gli importi su cui si era impegnata nel corso dei G8 di Genova e de L’Aquila, i deputati Radicali eletti nel Pd, prima firmataria Rita Bernardini, hanno depositato una interrogazione  per chiedere al Governo chiarimenti.


Di seguito il testo integrale dell’interrogaizone a risposta scritta:
Interrogazione urgente a risposta scritta
Al Presidente del Consiglio dei Minsitri
Al Ministro degli Esteri
Al Minsitro della Sanità

Da fonti di stampa e dall’Associazione nazionale Arcigay risulta che l’Italia è stata esclusa dal consiglio di amministrazione del Fondo globale per la lotta contro Aids, malaria e tubercolosi perché indietro con i pagamenti di ben due anni;
L’Italia era stata la promotrice del Fondo durante i lavori del G8 di Genova; il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel 2009 a L’Aquila, in occasione del G8 dichiarò che: “entro il prossimo mese verseremo 130 milioni di dollari a cui ne aggiungeremo altri 30″;
L’ Italia  ospiterà tra appena due mesi la IAS, uno dei più importanti eventi medico-scientifici dedicati alla lotta all'AIDS.
Degli oltre 40 paesi donatori (a cui vanno aggiunte associazioni come quelle che fanno capo a Bill Gates e a Bono Vox) l’Italia è l’unico a non aver ancora versato la quota del 2009”;
Per sapere:
- se tali notizie corrispondono al vero;
- quali notizie intende prendere il Governo per rispettare gli impegni presi;
- quale sarà l’atteggiamento del Governo italiano alla prossima riunione IAS;
- se non ritiene il Governo che tale comportamento metta in una cattiva luce il nostro paese sia rispetto agli impegni presi, sia rispetto alla necessità del nostro paese di contribuire in modo determinante alla lotta all’Aids in tutto il mondo;


Rita Bernardini
Matteo Mecacci
Marco Beltrandi
Maria Antonietta Farina Coscioni
Maurizio Turco
Elisabetta Zamparutti
Fonte :: certidiritti.it

16 ottobre: il giorno in cui la cometa Elenin distruggerà la Terra?


Sul web appassionati di ufologia e misteri parlano di catastrofe per l’avvicinamento dell’oggetto celeste. Ma la Nasa li smentisce
Ne hanno riparlato nei giorni scorso il sito Segnidelcielo e il blogEvidenzaaliena. I loro articoli sono rimblazati di profilo in profilo nei social network. Mentre qualcuno sul caso ha provveduto a pubblicare su YouTube un video che alimenta lo spettro di un pericolo incombente per il pianeta. Parliamo della cometaElenin, l’oggetto celeste scoperto il 10 dicembre scorso dall’astronomo russo Leonid Elenin, dal quale ha preso il nome, che si sta rapidamente avvicinando alla zona più interna del Sistema Solare e che sarà visibile dalla Terra a metà ottobre. Non sarà particolarmente brillante, anzi per riuscire a vederla ci vorrà almeno un buon binocolo, ma sulla cometa si rincorrono voci, inattendibili, sugli effetti negativi che il suo passaggio potrebbe provocare al nostro pianeta.
IL TERREMOTO IN GIAPPONE – Secondo alcuni ci sarebbe una relazione tra l’allineamento della cometa con sole e terra e il terremoto in Giappone:
E’ stato provato,dati scientifici alla mano, che quando la cometa Elenin si è allineata con il sole e la terra vi sono stati degli spostamenti dell’asse terrestre che hanno provocato terremoti violenti. Infatti il giorno 11 marzo 2011, durante il perfetto allineamento di Elenin con sole e la terra vi fu il terremoto di proporzioni spaventose registrato in Giappone, che voi tutti senz’altro ricorderete.Se tutto ciò vi sembra un’incredibile coincidenza,ebbene non lo è;infatti secondo gli studi effettuati sull’orbita di questa cometa si è potuto confermare che anche in occasione del terremoto che ha colpito il Cile il 27 febbraio 2010,i tre gli elementi spaziali ancora una volta erano perfettamente allineati.
1 GIUGNO 2001 – Qualche altro teme l’allineamento del prossimo primo giugno:
La cometa Elenin si avvicina sempre di più minacciosa verso la Terra, ma è escluso, fino a prova contraria, che essa possa impattare con il nostro pianeta. Sembrerebbe che questa cometa, proveniente dalla Nube di Oort, serbatoio di comete, sia stata proiettata verso il nostro sistema solare dalla forza di attrazione gravitazionale del famoso pianeta Nibiru. Gli scenari sono sempre più cupi e si può ricordare una serie di articoli su internet della Nasa, che ancora non vuole confermare o smentire nulla. Ciò che è sensazionale è che Google nasconde i dati delle mappe stellari, nelle immediate vicinanze della cometa, come già confermato da Agentia.org nella pubblicazione di materiale inerente appunto i dati della cometa Elenin, che sarebbe da ricollegare con Hercolubus, ovvero il pianeta Nibiru. I Russi hanno paura di un allineamento, che avverà tra meno di un mese, ovvero il 1 Giugno 2011, ma soprattutto del passaggio vicino alla Terra di Elenin del 17 Ottobre di quest’anno.
PAURE INFONDATE – Paure infondate, tranquillizzano le fonti ufficiali. Nel momento della scoperta la cometa si trovava allora alla distanza di 647 milioni di chilometri dalla Terra. Da allora ha percorso 373 milioni di chilometri e la sua distanza dalla Terra si è ridotta a 274 milioni di chilometri. Il suo percorso è anomalo rispetto a quello delle altre comete che provengono dall’esterno del Sistema Solare. La cometa Elenin raggiungerà il punto più vicino alla Terra il 16 ottobre, quando si troverà a 35 milioni di chilometri.
35 MILIONI DI KM – “Non incontrerà alcun corpo che possa perturbarne l’orbita nè avrà alcuna influenza sulla Terra”, ha detto Don Yeomans, delJet Propulsion Laboratory (Jpl) della Nasa, rispondendo alle ipotesi che circolano sul Web. “La cometa non si avvicinerà più di 35 milioni di chilometri” ed è inoltre piuttosto piccola, ha aggiunto. “L’influenza che potrà avere sulla Terra è minuscola”. La cometa Elenin “non causerà alcuna distruzione sulla Terra”. Se il 16 ottobre ci sarà una ragione per osservare il cielo, sarà perché “questa piccola cometa relativamente giovane arrivata a visitare questa regione del Sistema Solare farà una breve visita per allontanarsi nuovamente e non avremo più sue notizie per migliaia di anni”. Oggetti come la piccola Elenin sono continuamente sorvegliati dal programma internazionaleSpaceguard Foundation, nel quale l’Italia lavora accanto al Jpl della Nasa con il dipartimento di Matematica dell’Università di Pisa.

Così ci tagliano la salute


di Paolo Biondani e Daniela Minerva
Il governo ha eliminato undicimila posti letto, decine di ospedali, migliaia tra medici e infermieri. Il risultato di questa illuminata politica? Code, sporcizia, meno assistenza agli anziani e grandi affari per le cliniche private


Fonte :: espresso.repubblica.it
Niente tagli alla sanità, giura solennemente il governo. Vero? No. A conti fatti, per la salute degli italiani, nel 2011 si spenderanno almeno 1.500 milioni di euro in meno. Che, in concreto, significano anziani e disabili lasciati senza assistenza, medici e infermieri che vanno in pensione e non vengono sostituiti, posti letto tagliati con la mannaia senza provvedere servizi sostituivi, pronto soccorso in crisi drammatica, carenza di farmaci. Qui diamo la specifica degli euro mancanti, ma ciò che conta è che i tagli così fatti, a pioggia e senza programmazione, non potevano che tradursi in collasso del Servizio sanitario nazionale. 

E la crisi è così grave che tocca allo stesso ministero della Salute dichiarare, senza mezzi termini, che oggi metà del Paese non è in grado di assicurare ai cittadini i livelli essenziali di assistenza. Così chi può permetterselo finisce col pagare di tasca sua (vedi tabella) servizi che dovrebbero essere un diritto, se solo non trovasse file d'attesa spaventose, quando non reparti integralmente spazzati via dalle esigenze di risparmio negli ospedali, caos e disservizi che, come ormai tutti sanno, sono l'autostrada per errori medici e malasanità. Perché non si sono tagliati gli sprechi, come tuona la propaganda del centrodestra, ma si è intrapresa una strada pericolosa, che porta dritto dritto alla débâcle del sistema, se non per intero, almeno nelle aree più deboli, che sono poi la maggioranza. Si può discutere quanto questo sia l'effetto di un disegno deliberato del governo che, di fronte a costi e complessità di continuare a garantire il servizio sanitario nazionale, sceglie di disinvestire e spingere il sistema verso un'americanizzazione più o meno consapevole: pochi e scadenti servizi per tutti e ingresso dell'imprenditoria privata per fare della salute degli italiani un mercato.
Ma è certo che se regioni come la Toscana, l'Emilia-Romagna o la Lombardia reggono all'urto, l'intero centro-sud è al collasso: da Roma in giù verranno tagliati entro l'anno ben 10 mila posti letto (vedi lo speciale interattivo). E non saranno sostituiti con residenze assistite per anziani o piccoli presidi sanitari di zona, come tutti concordano si sarebbe dovuto fare per ottimizzare le risorse senza penalizzare i malati: non c'è un euro per questa trasformazione. Anzi, nel Lazio si finiranno col cancellare quasi 2 mila posti che, sulla carta, dovevano andare proprio agli anziani e ai disabili gravi.

Ma se Roma e Napoli piangono, di certo Torino o Venezia non ridono: il Piemonte sta per tagliare 2.342 posti letto; e se persino una sanità d'eccellenza come quella veneta si riscopre in crisi, vuol dire che in Italia sta succedendo qualcosa di molto serio. Ecco una radiografia del pianeta sanità, centrata sui due attuali estremi: l'ex modello veneto e lo sfascio del Lazio.

Declino Veneto
E' l'inverno scorso. Una prestigiosa avvocata veneta, per giunta in ottimi rapporti con il governatore leghista Luca Zaia, viene ricoverata nell'ospedale di Verona Borgo Trento, lucente di un nuovissimo blocco di ben 34 sale operatorie. Subisce un intervento chirurgico. Quando inizia a svanire l'effetto dell'anestesia, ovviamente, sente dolore. Come rimedio, riceve solo tachipirina. Esasperata, chiede un farmaco più efficace. Il personale le risponde che non è previsto, perché "darlo a tutti costerebbe troppo". Ne nasce una spiacevole serie di liti in corsia, che l'avvocata riassume così: "Mi sembrava assurdo che uno dei più importanti ospedali del Nord risparmiasse sugli antidolorifici dopo un'operazione. Ho protestato che, se era un problema di prezzo, potevo pagarmelo io. Per calmarmi mi hanno fatto una puntura. Però sono rimasta senza terapia antibiotica. Il giorno dopo avevo 38 e mezzo di febbre. Eppure, mi sono sentita dire che sarei dovuta tornare a casa, perché il mio letto era già destinato a un altro". Furibonda, la paziente minaccia denunce. Diventa un caso. Medici e infermieri si chiedono chi sia. Scoprono che non solo è avvocata, ma pure amica del direttore sanitario e addirittura del presidente della Regione. E corrono a scusarsi con queste parole: "Non ci rovini, cerchi di capire la nostra situazione: la sanità pubblica è allo sbando, ormai siamo costretti a risparmiare su tutto"

A Roma il primo orto biologico a distanza

pomodori

A Roma arriva il primo orto biologico a distanza

A Roma si sperimenta una nuova idea di legame tra città e campagna con l'orto biologico a distanza. L'iniziativa di filiera corta arriva dall'Associazione Italiana per l'Agricoltura biologica e si propone come una valida e desiderata alternativa alla distribuzione organizzata. Il merito va soprattutto ai cittadini che hanno deciso di coltivare un orto, una tendenza che si sta ampliando e differenziando nel tempo.

di Daniela Sciarra - 18 Maggio 2011


Arriva a Roma il primo orto biologico a distanza
Non si tratta di un ennesimo gioco virtuale alla farmville, ma di un orto vero e proprio, composto dalla terra, semi e piante che danno frutti e ortaggi veri. Da oggi i romani possono prendere in affitto un appezzamento di terra, scegliere on-line le piante da mettere a dimora e affidarne la cura ad agricoltori esperti che seguiranno i criteri della produzione biologica, oltre che la stagionalità delle produzioni.
L’orto biologico a distanza, garantito dal marchio Garanzia AIAB, nasce da una collaborazione tra l’Aiab (Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica) e l’azienda Le Spinose e coprirà la zona di Roma e dell’agro romano. Così ora, collegandosi al portale Le verdure del mio orto, anche i romani possono divertirsi a creare il proprio orto a distanza. Gli appezzamenti di terreno sono disponibili in dimensioni diverse per adattarsi alle esigenze di tutti: si parte da 16 euro per un orto di 30 mq e una fornitura settimanale di 3-4 kg di orto-frutta per arrivare a 34 euro per 11-12 kg di verdure. Per quantitativi superiori (ristoranti, gruppi di acquisto) il prezzo è su richiesta.
“Siamo molto soddisfatti di poter inaugurare questa iniziativa difiliera corta che non solo crea un rapporto diretto tra produttore e consumatore e rappresenta l’ennesimo canale per fruire dei prodotti biologici in garanzia AIAB – commenta Andrea Ferrante, presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) - ma si inserisce nell’ambito di una tendenza sempre più diffusa: la ‘rivincita’ della campagna sulla città. Mentre infatti le aree urbane e la crescente cementificazione del territorio sottraggono spazio alla campagna, la campagna torna nelle città.
Merito del 25% degli italiani che hanno deciso di coltivare un orto, per quanto di dimensioni limitate, nel giardino di casa, sul terrazzo, o in spazi di verde pubblico messi a disposizione dai Comuni. Una tendenza che si sta ampliando e differenziando sempre più e alla quale contribuiscono ormai in modo importante che gli orti a distanza” .
L’orto biologico a distanza dimostra come il settore del biologico sia dinamico, innovativo e in grado di sperimentare nuove strategie per rispondere alle diverse esigenze. Al contrario della grande distribuzione organizzata che necessita di tempi più lunghi per rinnovarsi e avvicinarsi alle persone. Non è infatti un caso che i consumatori di biologico si stiano orientando sempre più verso i canali della vendita diretta, dell’e-commerce e dei gruppi di acquisto solidale.

La Cina mette al bando il gelsomino per il timore di una rivoluzione


Se un fiore può fare paura a un regime. Le autorità cinesi hanno bandito il gelsomino da Internet in tutte le sue forme, dalla semplice parola fino a un video del presidente cinese che cantava una antica canzone dedicata alla pianta. Perché?
E' tutta colpa dei tunisini. Da quando, lo scorso gennaio, il popolo della Tunisia scese nelle piazze per cacciare il presidente Zine El Abidine Ben Ali, la loro rivolta venne battezzata "la rivoluzione del gelsomino". Quasi in contemporanea a quanto succedeva in Nord Africa, infatti, qualcuno in Cina cominciò ad invocare anche lì una rivoluzione del gelsomino. Era febbraio e sulla Rete cinese cominciò a circolare la richiesta di una rivoluzione al gelsomino cinese. La risposta delle autorità fu immediata: cominciò una autentica caccia al gelsomino. Ma perché i tunisini scelsero proprio questa pianta come simbolo della rivoluzione?
LE RIVOLUZIONI DEI FIORI - Da sempre, il fiore è simbolo della purezza. E da sempre, le rivoluzioni sono spesso associate a un fiore. Dalla famosa formula degli hippie negli anni sessanta che invitavano a "mettersi un fiore nei capelli" fino a "mettere un fiore nei vostri cannoni", il fiore è stato associato alla ribellione. In Portogallo nel 1974 ci sarebbe stata la rivoluzione dei garofani; nella Georgia ex sovietica quella delle rose mentre in Kirghizistan nel 2005 quella dei tulipani.
SENSUALITA’ E PUREZZA - Spesso si sceglie il fiore che è maggiormente presente in quello specifico paese. Il gelsomino da sempre è considerato "il fiore dei fiori", amato già dagli antichi egizi ai tempi dei faraoni. Il gelsomino esprime amabilità e sensualità ed è presente in due tipi, quello bianco e quello giallo. Il primo è simbolo della timidezza, da regalare quando non ci si vuole esporre troppo, simbolo comunque di affetto. Quello giallo invece rappresenta gentilezza, candore, eleganza e nobilita. Tutti simboli perfetti per una rivolta contro il grigiore del potere dittatoriale. In più il gelsomino è il fiore tipico della Tunisia: lo si vede infatti molto spesso nelle campagne turistiche promozionali.
A inventare lo slogan "rivoluzione del gelsomino" fu un giornalista tunisino, Zied El Hani, noto per la sua lunga lotta al regime. Il 13 gennaio mise online sul suo blog un testo intitolato "rivoluzione del gelsomino".
CINA - I dirigenti del partito comunista al potere in Cina appena hanno collegato il messaggio dell'ignoto internata a proposito dei gelsomini con la rivoluzione tunisina, si sono immediatamente allarmati e mobilitati- Sia mai che scoppi una rivoluzione anche nel Paese della rivoluzione. Di fatto in Cina a diversi mesi dalla rivoluzione tunisina non si registra alcun atto di ribellione, se non atti di repressione messi in atto dal regime di propria iniziativa, come l'arresto dell'artista Ai Weiwei.
CENSURA ONLINE - La parola gelsomino intanto è proibita su Internet: se provate a scriverla, non ci riuscirete. Spariscono anche ogni tipo di video dove il gelsomino gioca una parte. L'esempio più clamoroso è quello relativo all'attuale segretario del partito comunista cinese, Hu Jintao, di cui esisteva un video che lo filmava intento a cantare la canzone popolare cinese "Mo Li Hua", dedicata appunto al gelsomino. Si tratta di un canto risalente alla dinastia Qing che dimostra quanto il gelsomino faccia parte della storia e della cultura cinese.
Quelli infatti che soffrono maggiormente le conseguenze di questo bando del gelsomino sono i contadini della regione del Daxing, un distretto rurale non lontano dalla capitale Pechino. Da quando la polizia ha ordinato la messa al bando della vendita del fiore, i prezzi sono crollati e loro rischiano la crisi totale. Le autorità hanno anche organizzato una riunione con i principali venditori di fiori per avvertirli di non osare più vendere gelsomini fino a nuovo ordine. A loro è stato spiegato in modo vago e impreciso che fare ciò avrebbe potuto dare vita a una sorte di ribellione, ma la maggior parte dei cinesi si sta ancora domandando perché non posano più vendere o comprare piante di uno dei loro fiori più amati.
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