22 maggio 2011

non si ferma l’onda degli “indignados”


Spagna, non si ferma l’onda degli “indignados”


Madrid - Dilaga inarrestabile in Spagna il movimento dei giovaniindignados, che, sfidando il divieto imposto dalla Commissione elettorale centrale, hanno mobilitato nella notte decine di migliaia di persone nelle piazze di tutto il Paese, costringendo il governo del premier socialista, José Luis Zapatero , a rinunciare all’uso della forza per farli sloggiare alla vigilia delle elezioni amministrative e regionali.
Puerta del Sol, a Madrid, cuore e avanguardia del movimento `Democracia Real Ya  e del `15 M´, 25 mila persone a mezzanotte e un minuto di sabato hanno partecipato a un «urlo silenzioso» contro divieti e censure.
L’accampamento della piazza del `Chilometro Zero´ di Spagna non è stato smantellato, anzi oggi ha continuato a consolidarsi, in un moltiplicarsi di attività e assemblee. I giovani “Indignados” - ispirati all’appello «Indignatevi!» dell’anziano ex resistente francese Stephane Hessel - hanno organizzato oggi una “Maratona della parola” sulla riforma della società spagnola.
I giovani - e tanti meno giovani - in piazza da sei giorni denunciano la corruzione, la «collusione» fra politici e banchieri, il bipartitismo «tossico» socialisti-popolari (Psoe-Pp), la disoccupazione dilagante (al 44% fra i meno di 25 anni), l’assenza di prospettive di un futuro decente.
Il movimento si espande a macchia d’olio. In tutta la Spagna in decine di città le piazze sono presidiate dagli indignados. A Barcellona quasi 10 mila in Plaza Catalunya, ribattezzata Plaza Tahrir, come la piazza-simbolo del Cairo. Sono occupate le piazze centrali di Valencia, Granada, Cordoba, Bilbao, Santiago, Saragozza, Caceres, e di molti altri centri più piccoli.
Sociologi e politicologi, presi di sorpresa - come tutta la classe politica - da un movimento spontaneo, senza leader, autoconvocatosi su internet, portato dal rifiuto di una società del benessere da cui molti si sentono esclusi, continuamente irrigato dalle reti sociali, fanno paralleli con il Sessantotto francese, con la Primavera araba, ma non riescono a prevedere fin dove arriverà e che conseguenze avrà.
La rivolta spagnola, che ora inizia a piantare radici anche all’estero - ci sono state concentrazioni di «indignati» in Italia, Francia, Regno Unito, Germania, Belgio, Austria, Portogallo, ma anche a New York, Bogotà Buenos Aires, Città del Messico - evidenzia, confermano, una spaccatura fra la politica e una parte importante della popolazione. Un «vizio di funzionamento» della democrazia del XXI secolo. L’impatto che l’esplosione della rivolta dei giovani potrà avere domani sulle urne è una incognita.
I sondaggi, realizzati prima dell’irruzione degli indignados sulla scena pubblica, davano il Psoe di Zapatero vicino al tracollo, e alla perdita di grandi feudi tradizionali, come la Castiglia-La Mancia e l’Estremadura, la seconda città del Paese, Barcellona, e la quarta, Siviglia. Prevedevano uno «tsunami» azzurro, come il colore del Partido Popular (Pp) di Mariano Rajoy, sul Paese. Un grande segnale di allarme, insomma, per i socialisti a 10 mesi dalle cruciali politiche di marzo 2012.
Puerta del Sol, 21 maggio 2011:
La sfida al divieto:
Fonte :: ilsecoloxix.it

    Nessun commento:

    Posta un commento

    Questo blog non rappresenta in alcun modo una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07 marzo 2001.